Quando Freud incontra Hitchcock: Psycho ed il complesso di Edipo

Psycho

Partiamo dal presupposto che a me piace la sincerità. Ai miei lettori, tre o quattro che siano, voglio molto bene e quindi voglio essere sincero. Per questo articolo non so davvero da dove iniziare. Dovrei parlarvi di Psycho, è vero. Ho scelto questo argomento perché oggi, domenica 13 maggio 2018, è la festa della mamma e mi sembrava un’associazione alquanto carina da fare e,forse, altrettanto scontata.

Il punto è, miei cari, che ci sono un sacco di spunti da cui partire. Dobbiamo immaginare il mondo di Psycho come una matassa, un gomitolo di lana formato da fili di diversi colori. Per iniziare a sbrogliarlo bisogna prendere un capo di questi fili.

Psycho

Da dove partire? Beh, io direi dal romanzo di Robert Bloch. 

 

Nel 1959 viene pubblicato Psycho  di Robert Bloch , romanzo thriller e horror basato sulle vicende reali di Ed Gein. Chi è costui? Ed Gein è conosciuto anche come il macellaio di Plainfield ed è stato un serial killer americano attivo negli anni ’50. Fino a qui nulla di strano; serial killer, pazzoide, americano (che non guasta mai): insomma, dai presupposti non si direbbe un libro così tanto rivoluzionario.

A rendere eclatante la figura di Ed Gein è tutta la sua backstory : nato e cresciuto in una fattoria sotto l’egira di una madre , Augusta, autoritaria e fanatica religiosa luterana.

Per tutta l’infanzia e l’adolescenza dei suoi figli,Augusta tentò di inculcare loro i propri precetti religiosi, ricorrendo molto spesso a violenza fisica ed umiliazione verbale. Tentò soprattutto di reprimere la loro sessualità. In piena pubertà, Ed venne trovato a masturbarsi nella vasca da bagno e la madre,per punizione, immerse i genitali del ragazzino nell’acqua bollente, definendoli la maledizione dell’uomo. All’età di 21 anni, la donna fece promettere ai suoi figli che sarebbero rimasti vergini. Il figlio Henry, fratello maggiore di Ed , era sempre stato poco sofferente delle politiche restrittive della madre e aveva sempre tentato di ribellarsi. Ed , al contrario, è sempre stato succube della madre, soddisfacendo ogni sua richiesta e non contravvenendo mai ai suoi ordini. Questo lo ha portato ad essere sempre vessato dai ragazzi a scuola, emarginato dalla società, probabilmente il tutto dovuto anche ai suoi atteggiamenti effeminati.

Psycho

A causa dell’ambiente di repressione in cui viveva, Ed Gein ha trovato nell’omicidio il modo di sfogare le proprie inclinazioni sessuali.

Ciò che sconvolse l’opinione pubblica, però, non furono tanto gli omicidi quanto ciò che faceva con i corpi delle sue vittime o presi dalle tombe del cimitero di Plainfield : li scuoiava, spezzettava e con i pezzi costruiva degli utensili o oggetti da decorazione d’interni. In più, con la pelle delle donne da lui uccise, si cucì un vestito. Il suo desiderio più grande, infatti,dopo la morte della madre, divenne quello di cambiare sesso. L’educazione religiosa della madre,però ebbe la meglio su di lui e riuscì a reprimerlo anche dopo la sua scomparsa.

Personaggio interessante,vero? Un personaggio che nella letteratura, fino ad allora, non si era mai visto. Sulla figura di Ed Gein, Robert Bloch disegnò il personaggio di Norman Bates e di sua madre Norma. 

Il romanzo fu un enorme successo tra i lettori. Per quanto riguarda l’ambito cinematografico, Alfred Hitchcock decise di girarne una riduzione cinematografica. Il film stava molto a cuore ad Hitch in quanto proveniva da alcune produzioni che avevano ricevuto pareri contrastanti da parte di pubblico e critica e quindi si trovava anche in una situazione economica non delle più rosee. Costato circa 800.000 $ , ne incassò 50 milioni e divenne, a buon titolo, il più grande successo del maestro del brivido. 

La trama, gli accorgimenti tecnici e i personaggi hanno reso Psycho un classico ed un capolavoro.

La storia

La trama è piuttosto lineare, poco intricata. La bellissima Marion Crane (Janet Leigh) , innamorata di Sam Loomis, ruba 40.000$ e scappa da Phoenix. Per sfuggire alla polizia, trova rifugio per una notte al Bates Motel, dove incontrerà Norman Bates (Anthony Perkins), proprietario. Durante la permanenza al motel, verrà uccisa dalla signora Bates, Norma. Inizieranno così le ricerche di Marion da parte della sorella Lila, aiutata da Sam, fino ad arrivare ad una terribile verità…

All’inizio del film, ci viene fornita la data esatta, il luogo e l’orario in cui ci troviamo : Phoenix, Arizona, venerdì 11 dicembre, 14:43 del pomeriggio. Hitchcock vuole ricostruire insieme a noi l’intera vicenda, iniziando la narrazione quasi come se fosse un rapporto della polizia.

Psycho

Ciò che più sconvolge a livello narrativo, è che il film è diviso in due parti che hanno due protagonisti a sé stanti : dall’inizio del film, fino alla sua morte, Marion è la protagonista. Dall’omicidio della donna, fino alla fine, il protagonista è Norman. 

Ciò sconvolse il pubblico non poco: mai si era visto un protagonista morire a metà film. A che pro? Dove si va a parare? Tutto ciò mi ricorda uno scrittore minore, un certo William Shakespeare, che nel 1599 scrisse una tragedia, Giulio Cesare, nella quale il protagonista perirà nel terzo atto, lasciando poi spazio ad altre dinamiche e ad un altro protagonista.

Il fatto che Marion non sia più la protagonista ci viene detto chiaro e tondo dal regista attraverso le inquadrature. L’ultima chiara visione della donna l’abbiamo quando è distesa esanime sul pavimento del bagno. Qui Hitchcock indugia sul cadavere non poco, mostrandocelo in primo piano, fino ad arrivare a riprenderlo dall’alto. È come se il regista ci dicesse “Dai, non fate i maleducati, salutate perché poi non la vedrete più”. Infatti, dopo questa scena e durante tutta la pulizia e l’occultamento del cadavere, la donna non viene più inquadrata, a sottolineare la sua poca importanza a livello narrativo nel corso del film.

Una regia da paura

A determinare il successo dell’opera è ovviamente la regia di un ispiratissimo Alfred Hithcock. Il tema dominante del film è il doppioNorman ha una doppia personalità: parte di sua madre vive ed opera dentro di lui ed il regista ce lo fa presente attraverso diversi accorgimenti. Innanzitutto, l’utilizzo del bianco e nero. Certo, voi direte che comunque erano gli anni ’60, che Hitch era un tradizionalista e che il bianco e nero è una scelta obbligata. E invece no. Il regista era abbastanza innovativo e i suoi ultimi film erano tutti a colori. La scelta del bianco e nero è stata dettata da motivi di censura,innanzitutto. All’epoca il sangue non poteva essere mostrato con estrema nonchalance. Bianco e nero stanno però a suggerire che tutti abbiamo luci ed ombre. Non bisogna dimenticare che Marion è una ladra e che quindi Norman non è l’unico criminale.

Si torna sempre allo stesso punto: bianco e nero visti nell’iconografia classica. Lo vediamo anche nei reggiseni di Marion. Prima di rubare, prima di peccare, il suo reggiseno è bianco, immacolato. Dopo aver rubato è nero,contaminato dal peccato.

La presenza di specchi è indicativa di doppiezza. L’utilizzo degli specchi serve anche per mettere in mostra la maestria di Hithcock nella regia, nell’inquadrare i riflessi. Vengono utilizzati molti primi piani, specialmente in momenti particolarmente tesi, a mostrare l’inquietudine dei protagonisti.

Per l’iconica scena della doccia, il regista utilizza una tecnica serrata in cui non vediamo mai il coltello affondare nella carne, ma abbiamo suggerita solo l’idea di ciò che accade. Per girare questa scena dalla durata di 45 secondi, venne impiegata una settimana di riprese.

Psycho

Dramatis personae

Un’altra novità nel panorama hitchcockiano è la caratterizzazione dei personaggi. Fino ad allora, pochi erano stati i personaggi sviluppati psicologicamente all’interno dei film di Hitchcock. Per lo più avevamo dei caratteri stereotipati, non estremamente sviluppati, dato che ciò che importava era lo sviluppo della trama. In Psycho avviene tutto il contrario. Si, la trama è importante, però…quanto? Non trovate che la storia di Marion che ruba i 40.000$ sia solo un pretesto per raccontare la personalità controversa di Norman? In gergo hitchcockiano parliamo di MacGuffin , ovvero un pretesto, a volte avulso dalla trama, che consente di dare inizio o di cambiare le dinamiche di una storia.

La backstory di Norman la conosciamo durante il film: ha vissuto con la madre fino a che lei e il suo compagno non perirorno in quello che sembrava un omicidio-suicidio. Però Norman, ai suo clienti ha sempre parlato della madre come se fosse viva. Noi sentiamo Norma parlare, pensare. Com’è possibile? La verità è molto macabra: Norman ha avvelenato la madre ed il suo compagno perché era geloso di lei. Dopo le esequie ha trafugato il cadavere della donna e lo ha imbalsamato e tenuto in casa per avere la donna sempre vicino a sé.

Come Augusta, anche Norma è stata autoritaria e possessiva nei confronti del proprio figlio, innescando in lui un irrisolto complesso di Edipo. 

Psycho

Il forte e malato rapporto di dipendenza tra i due è sottolineato anche dai nomi, differenti solo per una in  Norman. Anche Norman, come Ed, è portato a travestirsi, perché la parte di sua madre che risiede in lui emerge nei momenti di follia. Ella attacca chiunque cerchi di portare il figlio via da sé. Per questo Norman\Norma uccide Marion, perché ne è attratto e questa attrazione è nociva per Norma, che “perderebbe” il proprio figlio.

Così, in un modo magistrale, la psicanalisi freudiana entra ad Hollywood. E non è un caso che a spiegare la vera natura di Norman sia proprio uno psicologo. Hitchcock regala al mondo un modo nuovo di raccontare le azioni umane: andando alla radice e cercando una motivazione.

Continua a seguirci su C’era una volta Hollywood.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *