Il musical al cinema: una prospettiva diversa da cui raccontare la vita

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Si può certamente affermare che l’uomo, nel corso della propria esistenza, abbia inventato diversi linguaggi. Il linguaggio dei segni, il linguaggio dei fiori, il linguaggio dei colori. Sin da bambino ho sempre associato a qualcosa, astratta o concreta, un colore ben definito. Ad esempio, non chiedetemi perché , io il mercoledì lo immagino arancione. Ebbene si, ho deciso di condividere questa turba mentale con voi,sperando che qualche psicologo all’ascolto possa aiutarmi a comprenderla. L’amore? Qui cado nel cliché , ovviamente rosso. E il musical ? Il musical lo immagino verde. E perché proprio verde? (si,mi faccio domande retoriche ma non sono pazzo, è un puro espediente narrativo,miei cari.)

Beh , il verde è il colore dell’invidia, della rabbia e il musical nasce come frutto di un’invidia.

Gli USA sono veri e propri figli dell’Europa. Nati da coloni inglesi, resi indipendenti grazie all’aiuto dei francesi. Hanno sempre ammirato usi e costumi del Vecchio continente. A metà ‘800 circa, essi si resero conto che, in confronto all’Europa, mancavano di una forte tradizione lirica, melodrammatica ed operistica. Ormai il danno era stato fatto, non potevano di certo copiare di pari passo la tradizione europea, specialmente quando all’epoca erano vivi ed operativi i maggiori maestri e compositori, tra cui l’immenso Giuseppe Verdi. 

Si decise di fare diversamente : si unirono canto, danza e recitazione sino a formare una nuova espressione artistica, il musical.

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Probabilmente grazie alla nostra originale tradizione musicale, in Italia il musical non attecchì mai molto. Abbiamo esempi solo nella seconda metà del secolo scorso, con Aggiungi un posto a tavola Rugantino. Negli USA , invece , essendo una forma d’arte propriamente nazionale, è sempre stato curato nei minimi particolari. Le commedie musicali di Broadway  divennero un momento di unione per l’altra borghesia newyorchese , diventando anche il centro di propulsione culturale di tutti gli Stati Uniti. Tutt’oggi  i programmi scolastici statunitensi presentano un grande spazio dedicato alle arti sceniche, scegliendo di puntare molto sul teatro e sul musical come metodo alternativo di educazione.

Con l’avvento dell’industria cinematografica e soprattutto con l’invenzione del sonoro, anche Hollywood iniziò ad interessarsi al teatro musicale.

D’altronde è nella mentalità americana sfruttare fino all’osso una buona idea, come stiamo vedendo in questi anni di remake e revival di film e serie tv , in cui i personaggi vengono addirittura riesumati in alcuni casi. Tornando ai musical, vediamo subito che l’idea di trasporli su pellicola è estremamente vincente. I produttori la trovano una scelta sicura : un film musicale , negli anni ’20 ma soprattutto negli anni ’30 , è sempre tra le preferenze del pubblico. La leggerezza che caratterizza questi lungometraggi è ottima per la crisi che sta attraversando il paese. Con il passare degli anni, i temi trattati dai musical divennero più importanti.

Si comprese , probabilmente, che questo nuovo canale era una via più diretta per sensibilizzare il pubblico su determinati argomenti. Un esempio è West Side Story che, seppur nella sua shakespeariana finzione, è riuscito a trattare un tema importante come l’immigrazione e la lotta tra bande nei quartieri più malfamati di New York. Oppure Tutti insieme appassionatamente ( in originale The Sound of Music) , l’unico film musicale in cui troviamo semplice ed indispensabile parlare della Seconda Guerra mondiale e dei nazisti.

A mio parere, credo che due musical abbiano lasciato davvero il segno all’interno dell’industria treatrale e cinematografica : Cantando sotto la pioggia Chicago. 

Cantando sotto la pioggia

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Mettiamo in chiaro una cosa : d’ora in poi, fino alla fine di questo breve excursus nei musical hollywoodiani , i termini film musical saranno interscambiabili.

Perché iniziare proprio da Cantando sotto la pioggia ? Semplice : credo che siano pochi i film che possano vantare così tante citazioni postume  nella storia del cinema. Volete un esempio di citazione? Ci tenete? Okay. Avete presente la classica scena in cui un personaggio vaga alla ricerca di qualcosa e luminose insegne gli scorrono davanti svanendo nel nulla? Ecco , questa esatta scena è presa da Singin’ in the rain. Avete presente La La Land? Ecco, questo esatto film è preso da Cantando sotto la pioggia. Certamente non nella trama. La trama del musical del 1952 ha un argomento di fondo più importante rispetto al film di Daniel Chazelle del 2016 (che è comunque degno di lode). Lo spunto di Cantando sotto la pioggia è il difficile periodo in cui il cinema si è trovato davanti ad un cambiamento epocale : il passaggio dal muto al sonoro. 

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La pellicola si regge soprattutto grazie alla maestria dei tre protagonisti ( Gene Kelly, Debbie Reynolds e Donald O’Connor ) , alle coreografie iconiche e anche alle scenografie spettacolari e la colonna sonora magistralmente composta. Secondo la mia modesta opinione , Singin’in the rain è la Bibbia dei musical del XX secolo. Scene passate alla storia ? Innanzitutto la scena del passo a due di Kelly e della Reynolds ,in cui i protagonisti danzano leggiadri in un teatro di posa. Poi abbiamo il geniale Make ‘Em Laugh in cui O’Connor dimostra la sua maestria nei numeri acrobatici.

Infine, un’immagine iconica nelle menti di chiunque : Gene Kelly che canta e balla beatamente sotto la pioggia tra i lampioni.

Gene Kelly venne lanciato proprio grazie a questo film. Egli dimostra la sua bravura e prestanza fisica e anche la sua professionalità : non bisogna dimenticare che , quando venne girata la scena sotto la pioggia, egli aveva la febbre molto alta. Traspare qualcosa dalla visione del film? Per niente.

Chicago

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Perchè Chicago? Perché un musical così lontano dalla leggiadria dei classici di Broadway? Questa domanda è già una risposta.

Al suo debutto a teatro, Chicago venne aspramente criticato. Com’è possibile che a qualcuno sia venuto in mente di trattare un argomento come un carcere di donne assassine? Il problema di questo rivoluzionario musical è anche il suo punto di forza : un prorompente cinismo che trabocca da ogni numero, ogni parola scritta,letta,recitata e cantata di questo capolavoro di genere. Gli anni ’70 non erano ancora pronti per Roxie Hart , Velma Kelly e Billy Flynn. Esso verrà rivalutato in seguito, fino ad avere la consacrazione a classico con il film omonimo del 2002 , diretto da Rob Marshall ed interpretato da Renée Zellweger , Catherine Zeta Jones e Richard Gere.

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Se Chicago è una pietra miliare del teatro perché vi ha portato il cinismo , è importante nel cinema perché ha riportato il musical in auge dopo tanti anni di fase di quiescenza.

Rob Marshall è diventato a pieno titolo un maestro del genere. È riuscito a rendere il film uno spettacolo dentro lo spettacolo stesso. Solitamente, nei musical sono presenti delle parti cantate all’interno del normale corso degli eventi, come se fosse un’abitudine mettersi a cantare , ad esempio, durante la spesa o in coda al semaforo. Il regista, invece, decide di affiancare alla parte recitata , la parte cantata e ballata. Ogni personaggio ha bisogno del proprio momento di gloria, perché questo è il motore primo della storia : la ricerca della fama. Infatti ogni intervento musicato è introdotto da un presentatore. Quindi la pellicola è sdoppiata e, attraverso un ipotetico montaggio, noi potremmo rivedere il film in due versioni : quella musical e quella prosastica. Tutto questo è condito con una colonna sonora jazz estremamente trascinante che fa da base a dei numeri di ballo passati alla storia. Uno su tutti il Cell Block Tango , attraverso il quale conosciamo le storie delle assassine del carcere.

E voi cosa pensate dei musical? Li trovate snervanti o divertenti? Datemi i vostri pareri e , se voleste mie notizie , mi trovate insieme ai miei colleghi a farneticare qualcosa sul cinema su C’era una volta Hollywood

 

 

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