12 anni schiavo: recensione del film di Steve McQueen

12 anni schiavo si basa sulla biografia omonima del 1853 di Solomon Northup, un colto  e libero uomo di colore che vive nella New York del 1840. Solomon viene rapito, spedito a sud degli Stati Uniti e venduto come schiavo.

12 anni schiavo è un film che stimola sia a livello emotivo che intellettuale.

Chiwetel Ejofor, dopo un decennio di personaggi di contorno finalmente riesce a emergere dalla folla con l’interpretazione di Solomon Northup. Quando un uomo è in condizione di schiavitù spesso la sua mente si estranea dal corpo per cercare di salvaguardarla e non cedere alle torture. Proprio a causa della posizione di schiavo in cui riversa, il protagonista Ejofor è costretto a esprimersi tramite il linguaggio del corpo e dei suoi occhi, che diventano fonte illimitata di emozioni.

La telecamera si sofferma minuti interminabili sul suo primo piano, senza parole, per non perdere neanche una smorfia della sua disperazione. Solomon Northup è costretto a sopportare condizioni terribili ma, nonostante tutto, riesce a mantenere una certa dignità e nobiltà rendendo la situazione ancora più toccante. Insomma, la sua è una performance di incredibile accuratezza che lascia senza parole.

 

Chiwetel Ejiofor in 12 Years a Slave (2013)

Anche Michael Fassbender riesce a offrire un’ottima interpretazione. L’attore ha già collaborato con il regista Steve McQueen nei precedenti Shame e Hunger. In questo film interpreta Edwyn Epps, uno schiavista raccapricciante ubriacone e con gravi scatti d’ira. Ha il potere assoluto sugli altri esseri umani e proprio questo suo potere illimitato lo porterà alla follia e lo spingerà a commettere atti di  estrema crudeltà. Epps è una presenza minacciosa e intimidatoria e anche quando non è presente fisicamente sullo schermo si sente la sua ombra oppressiva. Lo spettatore rimane in allerta,  proprio come i suoi schiavi che devono sempre essere consapevoli e preparati ai suoi attacchi apparentemente casuali di sadismo.

Con il personaggio di Fassbender, si sottolinea un tema fondamentale del film ovvero che il male vive in ogni essere umano e può nascere, spuntare inaspettatamente e in forme diverse, come la follia, in qualsiasi momento.

In questo film troviamo grandi attori che offrono prestazioni eccellenti anche in ruoli relativamente piccoli come: Paul Dano , Benedict Cumberbatch, Brad Pitt e Sarah Paulson.
Ma la migliore interpretazione del film è di Lupita Nyong’o che, al suo primo ruolo in un lungometraggio, interpreta la giovane e bella schiava Patsey. Patsey è l’oggetto di Epss, l’epicentro emotivo dell’intero film e regala una delle più devastati interpretazioni degli ultimi tempi.  Patsey è il ritratto della tristezza e rappresenta l’immagine speculare di Solomon.

Mentre Solomon è un uomo che rifiuta di  rinunciare alla dignità a cui era abituato fin dalla nascita, Patsey non ha una personalità così forte e ha abbandonato questa lotta da molto tempo. La sua vita è un inferno, costretta a sopportare le continue avance del capo Epps e la brutale gelosia della moglie, è intrappolata in un terribile triangolo da cui non può sfuggire. Nonostante questo riesce a conservare un livello di innocenza che accresce la tragedia del suo personaggio che non può non coinvolgere lo spettatore.

Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, and Lupita Nyong'o in 12 Years a Slave (2013)

 

La novità di 12 anni schiavo è il modo di ritrarre la schiavitù: invece di prendere la via più semplice e limitare l’esplorazione dell’argomento esclusivamente agli schiavi Steve McQueen pone l’accento anche sugli effetti che questa ha avuto su coloro che ne hanno approfittato. Nel film incontriamo vari personaggi ognuno con la propria psicologia, presentando un quadro più o meno completo degli effetti della schiavitù.

Questo costrutto sociale prosciuga l’umanità di tutte le persone coinvolte, immettendo dilemmi morali, trasformando gli uomini in mostri e un intero popolo in bestie e oggetti. 12 anni schiavo ha un modo del tutto nuovo di confrontarsi con la triste realtà della schiavitù. Si tratta l’argomento con una disperazione, una drammaticità esasperata che lascia lo spettatore turbato e devastato.

I film di McQueen hanno una combinazione vincente tra la composizione estetica dell’immagine e le performance.

Steve McQueen ha iniziato la sua carriera come fotografo prima di realizzare lungometraggi e ha un occhio particolare per la composizione delle immagini. In 12 anni schiavo  l’impronta del regista è prorompete e caratterizza il film con quella brutalità non filtrata che tocca in profondità. I primi piani sono estremi e si concentrano sugli occhi degli attori fissi e attoniti dalla disperazione.

12 anni schiavo è caratterizzato da lunghe inquadrature che creano scene fantastiche ma allo stesso tempo servono per provocare più disagio possibile nello spettatore. Queste riprese vengono usate come espediente per sottolineare come la vita dello schiavo venga annullata. La macchina da presa rimane fissa durante gli episodi di violenza subiti dai protagonisti, che rendono quei momenti strazianti sia per la durata che per la malvagità delle gesta.

12 anni schiavo

 

Il film è caratterizzato da piani sequenza interminabili in cui il tempo sembra fermarsi. McQueen non si limita a affrontare in modo distaccato la schiavitù ma accompagna lo spettatore fino nelle viscere del tema abbandonandolo lì, in balia delle conseguenze.

Nel dirigere 12 anni schiavo McQueen vuole evidenziare la libertà individuale e le sue costrizioni, il riflesso delle idee e dei principi sul corpo dei suoi personaggi piegati dal dolore, e l’estremo esercizio di potere.

Il film ci presenta anche splendide inquadrature della natura degne del miglior Terrence Malick. Presi singolarmente queste riprese ispirerebbero meraviglia ma inserite nel contesto del film non fanno altro che accentuare la desolazione, come se la brutalità dell’uomo stesse invadendo la naturale bellezza del mondo. La fotografia di Sean Bobbitt è eccezionale e le inquietanti sequenze sono accompagnate dalle commuoventi musiche di Hans Zimmer.

Chiwetel Ejiofor in 12 Years a Slave (2013)

I  film di McQueen sono così crudi e  così accurati che fanno male, proponendo un’esperienza che non lascia nessuno spettatore indifferente. 12 anni schiavo è il film più commerciale di McQueen ma non è fatto per soddisfare tutti i tipi di pubblico anche se la qualità del prodotto è oggettiva.  Il regista ha creato una delle storie più terribili e brutalmente emotive,  non ci risparmia niente: non una parola, non un’umiliazione, non un colpo e riesce a farlo senza cadere nella violenza gratuita.
12 anni schiavo è un film scomodo ma terribilmente necessario .

 

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