I, Tonya: la recensione del film con Margot Robbie e Allison Janney

“Basato sulle interviste estremamente contraddittorie, prive di ironia e totalmente vere a Tonya Harding e Jeff Gillooly.”

Con questa dicitura ha inizio I, Tonya, un titolo che sembra quasi sottolineare con orgoglio chi sia davvero Tonya Harding.

Il film è un biopic non convenzionale che racconta la parabola discendente di un’atleta anch’essa non convenzionale e anticonformista dalla sua prima infanzia fino agli alla sua squalifica nel 1994. La storia viene raccontata da diversi punti di vista attraverso la ricostruzione delle vere interviste cercando così di risultarla la più obiettivo possibile.

Con questa struttura che rasenta lo stile documentaristico i protagonisti intervistati rievocano i fatti di quegli anni giustificandosi, commentando e spiegando i fatti a cui stiamo stiamo assistendo. Ciò comporta una continua rottura della quarta parete dove le parole dei protagonisti sono rivolte direttamente allo spettatore. Sembra quasi che il pubblico sia una giuria e i protagonisti siano in attesa di un verdetto.

I, Tonya

Il tono narrativo di I, Tonya è caratterizzato dal black humor: sferzante e grottesco.

Grazie al montaggio veloce, quasi compulsivo, il film non risulta mai noioso merito anche di una colonna sonora avvincente che ripropone tutte le hit di quegli anni.

I, Tonya mette in risalto la storia della donna prima che quella dell’atleta andando a evidenziare tutte le cause che hanno portato la Harding alla tristemente celebre vicenda.
Tonya Harding è un personaggio controverso con alle spalle una storia segnata da abusi sia fisici che psicologici prima subiti dalla madre e poi dal marito.

Il film espone tutte le dinamiche che portano le vittime di abusi a non essere in grado di venire fuori da relazioni abusive. La protagonista cade in un circolo vizioso, lo stesso che porta le vittime a crede di meritare le violenze perché non hanno conosciuto altro nella vita. Ciclo che porterà Tonya a ricadere in questa relazione tossica, vista come unica via d’uscita dalla solitudine.

Questi fatti vengono raccontati con quell’amara e irriverente ironia di sottofondo che rende tutto così sconvolgente.

I, Tonya

I, Tonya

Margot Robbie riesce a raggiungere alti livelli di recitazione, rappresentando la confusione di Tonya che, ormai caduta in queste relazioni tossiche inizierà a raccontarsi bugie per giustificare il marito e in parte anche sé stessa. Con la sua interpretazione riusce a sintetizzare tutti i sentimenti contrastanti che prova in uno sguardo per poi arrivare nella toccante scena in cui si trucca prima della sua ultima Olimpiade.
Margot Robbie con questa interpretazione punta in alto per togliersi dai panni della pazza Harley Queen e si porta a casa una meritata nomination agli Oscar.

Allison Janney intepreta LaVona, la madre di Tonya un personaggio repellente, una donna dura, cattiva che riversa le proprie frustrazioni sui figli senza mai pentirsene perchè fermamente convinta di aver adempiuto impeccabilmente al proprio ruolo di madre. E’ un’inquietante e mostruosa manipolatrice e non si può fare altro che odiare il personaggio e ammirare l’interpretazione di Allison Janney che le ha valso l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista!

Anche Sebastian Stan, noto al grande pubblico per aver interpretato Soldato D’Inverno per la Marvel riesce a scollarsi il ruolo di bello con i muscoli e riesce a dare una buona prova attoriale. Stan riesce a dare molte sfaccettature a un personaggio controverso, prima bravo e amorevole ma che si rivelerà solo un violento.

Per Tonya il pattinaggio è la sua vita, costretta dalla madre ad abbandonare la scuola per dedicarsi esclusivamente al pattinaggio, è tutto quello che sa fare come dirà di fronte al giudice in Tribunale. Il pattinaggio è la sua vita non solo per lo sport in sé o per la voglia di vincere ma perché finalmente ha conosciuto un altro amore diverso da quello torbido e malato della sua sfera familiare,  l’amore dal pubblico!

I, Tonya

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