Tutti i soldi del mondo: la vera storia del rapimento di Paul Getty III

La notte del 10 luglio 1973 scompare a Roma Paul Getty III, nipote di un ricchissimo magnate del petrolio e collezionista d’arte,  Jean Paul Getty.

Ma chi è Paul Getty III, protagonista del nuovo film di Ridley Scott “Tutti i soldi del mondo?”

John Paul Getty III

Paul Getty III è un ragazzo con i capelli lunghi e dall’aspetto trasandato, di certo non si direbbe che appartenesse a una delle famiglie più ricche del mondo, ma come diceva una battuta che circolava ai tempi del rapimento “i rapitori sapevano dove trovare i soldi meglio dell’anagrafe tributaria”.

I giornali dell’epoca lo descrissero con un “giovane bohémien” che frequentava nightclub, manifestazioni di sinistra e faceva una vita da hippie.
All’età di 15 anni era già stato espulso da 7 scuole e assumeva regolarmente sostanze stupefacenti. Per guadagnarsi da vivere, vendeva per strada piccoli gioielli o dipinti creati da lui tra Campo de’ Fiori, Santa Maria in Trastevere e Piazza Navona  e faceva la comparsa cinematografica a Cinecittà.
Viveva a Roma con la madre, Gail Harris proprietaria di una boutique in piazza di Spagna . Il padre, John Paul Getty Junior, dopo aver diretto per anni la sede italiana dell’azienda petrolifera di famiglia, aveva abbandonato tutto per girare l’Europa con la sua nuova moglie.

Il nonno era Jean Paul Getty, fondatore e proprietario della Getty Oil.

Quando il rapimento di Paul arrivò su tutte le prime pagine, i giornali descrissero suo nonno come un uomo riservato ed estremamente avaro. Le cronache dell’epoca lo descrivono come uno che potrebbe pagare le tasse degli ultimi dieci anni di tutti gli italiani.
I suoi averi sono valutati 1000 miliardi di lire e il patrimonio delle sue compagnie è di 3000 miliardi.

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La notte del 10 luglio 1973 il giovane Paul Getty era andato a sorseggiare un drink con Mick e Bianca Jagger, Andy Warhol e il regista Roman Polanski.  Paul si trovò a vagare da solo per strada completamente ubriaco per rincasare quando un’auto lo raggiunse, due uomini scesero e lo trascinarono in macchina, facendolo stendere dietro ai sedili posteriori bendato e legato.
Quella notte Paul Getty non tornò a casa ma in un primo momento la notizia passo in sordina.
Proprio la sua condotta di vita così al di sopra delle righe fece credere a primo acchito alla polizia che fosse proprio lui ad aver architettato tutto per ricattare il nonno per ottenere soldi da dividere con i suoi amici.

Ma dopo due giorni la madre ricevette una lettera dai rapitori che le chiedevano 18 milioni di dollari per liberare suo figlio con queste parole:

«Cara mamma, da lunedì sono nelle mani dei rapitori. Ti prego, non mi mettere in pericolo. Non credere che sia un gioco che ho organizzato io. Cerca di metterti in contatto con i rapitori. Se tardi mi taglieranno un dito e te lo manderanno. Non chiamare la polizia o mi uccideranno. Ti voglio bene».

La donna improvvisa una conferenza stampa nella sua casa e parla delle comunicazioni che riceve dai rapitori, dichiarando apertamente che la famiglia è disposta a trattare.
Quando però la mamma di Paul Getty gira la richiesta di riscatto al nonno, questo oppone un netto rifiuto dicendo “Vai a cercare i soldi a Londra!”, dove all’epoca viveva il padre di Paul. Ma l’uomo era un noto eroinomane e non poteva permetterselo.

Anche la stampa cominciò a dare credito alla tesi del rapimento. In particolare, Il Messaggero, il quotidiano di Roma che all’epoca si occupava molto di cronaca, cominciò a dare sempre più rilevanza all’evento.
Con il passare dei giorni arrivò un’altra lettera, indirizzata alla madre di Paul, in cui i rapitori minacciavano di tagliare un dito al ragazzo ma, nonostante ciò, il vecchio Getty si rifiutò ancora una volta di pagare dicendo che aveva 14 nipoti e che se avesse pagato “anche un solo penny” prima o poi sarebbero stati rapiti tutti.

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Il nonno decise invece di mandare un ex agente della Cia a cercare il nipote, ma servì a ben poco.
I rapitori abbassarono la cifra richiesta ma nemmeno così riuscirono a ottenere una risposta dalla famiglia Getty.

Sembrava proprio che non gliene importasse niente delle sorti del ragazzo.

I rapitori chiamarono la madre di Paul Getty , minacciando di voler tagliare un orecchio al ragazzo se non avessero pagato la cifra richiesta . La donna allora si mise d’accordo per pagare il riscatto, ma alla fine non si presentò. A quel punto i criminali, infuriati, decisero di agire. Si presero qualche giorno per organizzarsi.
Dopo 3 mesi al Messaggero arrivò una busta piena di sangue che conteneval’orecchio destro di Paul Getty (con 28 giorni di ritardo per via di uno sciopero delle poste).
Ad accompagnare la busta, i rapitori avevano scritto una lettera in un italiano sgrammaticato.

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Signore direttore,

questa è la promessa che vi abbiamo fatto. Da oggi in avanti tutto quello che vi diciamo sarà fatto cioè questo è il primo orecchio di Paul fate gli accertamenti se è suo e se entro dieci giorni la famiglia pensa ancora che è una burla fatta da lui gli arriva anche l’altro in poche parole gli arriva tutto a pezzettini perché la famiglia di Paul da tre mesi ci prende in giro dicendo che non già soldi per pagare

Dopo l’orecchio arrivarono al quotidiano Il Tempo quattro fotografie che mostravano Paul Getty con l’orecchio amputato ma ancora vivo. Le immagini e la storia fecero un’impressione fortissima sull’opinione pubblica di allora e sull’immaginario collettivo.
Nel frattempo la richiesta di riscatto era stata abbassata a 3 milioni di dollari, al ché il nonno decise di pagare.
A quanto riportato il nonno pagò personalmente 2.2 milioni di dollari, mentre il padre pagò i restanti 800 mila dollari, ottenendoli in prestito dal nonno che gli chiese un tasso di interesse del 4%.

Paul Getty venne liberato il 15 dicembre del 1973 dopo 5 mesi di prigionia.

Fu ritrovato in una stazione di servizio a Lauria, in provincia di Potenza. Poco tempo dopo il suo rilascio la madre gli disse di chiamare il nonno per ringraziarlo di aver pagato il riscatto ma Jean Paul Getty  rifiutò di parlargli.

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Dopo la liberazione, Paul Getty raccontò che i rapitori si erano preparati con molta cura all’operazione del taglio dell’orecchio:

«Mi mise la lama contro l’orecchio. Ci fu un rumore come quello di un foglio strappato. Il rumore è stata la cosa peggiore. C’è un limite al dolore. Se ti prepari puoi sopportarlo.
Alle 4 di mattina del 21 ottobre mi prepararono quattro bistecche. “Mangiale — mi dissero —ti aiuterà. Alle 7 di mattina li sentii entrare. Mi dissero di bendarmi che era arrivato il momento. Ero terrorizzato. Ho sentito che preparavano gli strumenti. Ho chiesto un fazzoletto per mettermelo in bocca. Ero pietrificato la cosa peggiore fu il rumore, come di un foglio di carta che si strappa. Non ci fu dolore, né tanto sangue. Tutti dicevano, sei coraggioso.»

I rapitori vennero identificati come un gruppo di calabresi collegati all’ndrangheta.
Nove persone vennero arrestate per il suo rapimento. Due furono condannate ma le altre sette, tra cui alcuni boss dell’ndrangheta furono rilasciati per mancanza di prove.
Paul Getty lasciò subito l’Italia e si sposò una fotografa tedesca e andò a vivere a New York dove frequentò il gruppo di Andy Warhol.

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Nel 1981 un’overdose di valium e metadone gli procurò un infarto che lo lasciò paralizzato e quasi cieco. Paul Getty morì nel 2011 nel Regno Unito a 54 anni.

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