Perfetti Sconosciuti: e tu cosa hai da nascondere?

Perfetti sconosciuti è un film del 2016, diretto da Paolo Genovese con Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Edoardo Leo, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher e Kasia Smutniak.

“Ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta”
— Gabriel Garcia Marquez

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Perfetti Sconosciuti ruota proprio intorno a questa frase e ci fa riflettere: “Quante coppie si sfascerebbero se si avesse libero accesso al cellulare dell’altro?”
E’ vero, questo film non vanta molta “originalità” ma le ottime interpretazioni e i dialoghi sferzanti rendono quest’opera una delle meglio riuscite degli ultimi anni.
Infatti, a primo impatto Perfetti Sconosciuti rimanda al precedente “Il nome del figlio” di Francesca Archibugi. E’ una commedia “casalinga”, amara, che non risparmia colpi a ferire.

Il cast dà man forte alla ottima riuscita del film. Dopotutto, invitando a cena alcuni dei migliori attori italiani in circolazione, non poteva essere altrimenti.
Questa è una delle rappresentazioni che più rispecchia l’italiano medio: a tavola, con del buon cibo, circondato da amici; il tutto accompagnato da vari bicchieri di vino.
E’ così che tutto ha inizio.

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Perfetti Sconosciuti è un film che sa bene dove andare a colpire e ne fa il ritratto perfetto dell’ipocrisia della società odierna.
Tutto ruota intorno alla così detta “scatola nera” : ci nascondiamo dietro uno smartphone (o lo nascondiamo da occhi indiscreti). Queste tecnologie hanno cambiato il modo di comunicare, di vivere la propria vita.
E’ un film cattivo, scomodo, un film che ti lavora il fianco con battutine sferzanti.
E ci vuole poco a far diventare un comico fraintendimento in una drammatica verità.
Già, la verità! Quella scomoda, quella con cui la tua vita cambierebbe radicalmente perchè tutta la tua esistenza è fondata su piccole, semplici, fugaci menzogne che si sono accumulate con il tempo.

E’ proprio da questo che un semplice e innocente gioco diventa un massacro. Non si risparmiano colpi, portando alla luce tutti gli scheletri sepolti nell’armadio.
Questo gioco rivela la “frangibilità” di ognuno di noi, dei rapporti.
Nessuno è perfetto, nessuno conosce l’altro come crede.
Si giunge quindi alla consapevolezza di essere deboli, scoperti …è come se a tenere insieme le amicizie, i rapporti sia proprio la sicurezza che certi segreti rimangano tali.

Ma a un certo punto si ha proprio bisogno di liberarsi la coscienza, di dire la verità: come il “Killer che vuole essere scoperto!” o forse è più comodo chiudere gli occhi e andare avanti.

“Bisogna imparare a lasciarsi nella vita.”

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Forse sì, è proprio come dice Rocco, il personaggio interpretato da Giallini: per sopravvivere bisogna che qualcuno faccia un passo indietro, evitare che diventi tutta una lotta per la supremazia.

“Ho imparato a saper disinnescare, a  non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece sta un passo avanti.”

E’ proprio su questa “double face”, se così la vogliamo chiamare, che gioca il finale del film. Una fine alla Sliding Doors dove possiamo scegliere, dobbiamo scegliere come vivere la nostra vita. Dipende solamente da noi!

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